“Io, vittima di bullismo, ora lo combatto così”. Vincenzo Vetere fonda un’associazione a 19 anni

"Io, vittima di bullismo, ora lo combatto così". Vincenzo Vetere fonda un'associazione a 19 anniMagnago (Milano), 7 gennaio 2015 - È stato vittima di bullismo quand’era bambino e adolescente e ora, a 19 anni, ha fondato di sua iniziativa un’associazione per combatterlo. Vincenzo Vetere, insieme a un gruppo di amici, ha deciso di dichiarare battaglia a un fenomeno che sta prendendo sempre più piede fra i giovanissimi.

È così che è nata a Magnago, minuscolo paese di un migliaio di abitanti fra le province di Milano e Varese, è nata la onlus Acbs. «L’intenzionalità del comportamento aggressivo, il fatto che questo si ripeta più volte e la difficoltà della vittima a potersi difendere sono i tristi ingredienti del bullismo. Di forme ce ne sono tante, dalle aggressioni fisiche ai pettegolezzi gratuiti – racconta Vincenzo – che progressivamente ti spingono a isolarti». A sentirti diverso. Nei tempi moderni, il nuovo bullismo corre in Rete: è il cyberbullismo. Sms o mail offensive, commenti su Facebook che feriscono. Rientra in questo ultimo caso la storia di Vincenzo, ex studente dell’istituto Bernocchi di Legnano. «Ho subito il bullismo dalle elementari alle superiori. Ero il bersaglio di offese personali, fatte di persona e tramite Internet, su Facebook. Sono arrivati al punto di offendere anche i famigliari più stretti! Commentavano ogni post con delle volgarità e facendomi passare per un buono a nulla, diffondendo anche in giro le mie debolezze».

Perché ti offendevano?

«Non l’ho mai capito ancora oggi; credo perché non facevo le stesse cose che facevano loro. Per esempio ero uno dei pochi che non fumava e che non usciva il pomeriggio a fare baldoria; non seguivo mai le loro indicazioni, facevo sempre di testa mia».

Eri considerato fuori dal giro.

«Sì, ero controtendenza e questo non veniva accettato. Anche uscire il pomeriggio o andare in discoteca era diventato troppo per me: avevo paura. Mi sentivo escluso. Sai, arrivi a un punto in cui non capisci più se il problema sei tu o chi ti sta attorno».

Hai mai raccontato a qualcuno delle offese subite?

«Non parlavo mai con nessuno, solo con i miei: mi hanno sempre detto di non prendermela, ma loro non la smettevano mai».

Perché l’idea di una onlus?

«Perché sono stufo di sentire ai telegiornali che i ragazzi arrivano a togliersi la vita a causa del bullismo. L’associazione nasce appunto da persone che hanno subito atti di bullismo, come me, e che vogliono aiutare chi lo subisce».

Quali sono le finalità?

«Vogliamo tentare di dare una mano sia ai ragazzi che lo subiscono, mediante l’organizzazione di colloqui anonimi e col supporto di psicologi, sia aiutare i bulli che anziché essere sospesi da scuola dovrebbero essere rieducati con attività socialmente utili. E vorremmo trattare l’argomento nelle scuole. La strada è lunga, ma ce la faremo».

Fonte Il Giorno


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