L’oro “bianco” di Napoli

L’oro “bianco” di NapoliPASTA GAROFALO (NAPOLI, CAMPANIA, ITALIA)

Prodotta da oltre due secoli secondo la tradizione partenopea, la Pasta Garofalo è oggi più che mai un “bene rifugio” per le famiglie di mezzo mondo. Perché, nonostante la crisi, un buon piatto di maccheroni resta un “lusso” accessibile a tutti.

Correva l’anno 1789 quando il Consiglio delle Municipalità di Gragnano assegnò a Michele Garofalo e Salvatore Montella la concessione esclusiva per la produzione e la commercializzazione di “maccheroni di buona qualità”. Già nel Seicento, del resto, gli abitanti della cittadina del Napoletano avevano compreso come le acque sorgive che alimentavano i mulini nella valle giocassero un ruolo fondamentale nel conferire un gusto caratteristico all’impasto, mentre il clima caldo, mai troppo umido e accarezzato dalla brezza marina, era ideale per l’essiccazione della pasta. Da allora Gragnano è diventata “la città della pasta”, tanto che fra il 1843 e il 1847 la via principale fu ricostruita in funzione delle esigenze di produzione dei maccheroni, che proprio in quegli anni erano stati accolti ufficialmente alla corte di Re Ferdinando di Borbone. Oggi, a più di due secoli dalla nascita, il Pastificio Garofalo è uno dei più importanti produttori di pasta a livello mondiale: dal suo stabilimento, dove lavorano circa 130 addetti, escono ogni giorno prodotti destinati ai mercati di Stati Uniti, Inghilterra, Francia, Giappone, Austria, Benelux, Brasile, Corea, Portogallo, paesi Scandinavi e Spagna. E naturalmente all’Italia, dove il marchio è stato protagonista di un’importante operazione di rilancio dal 2002.
Così, su un fatturato che nel 2010 ha toccato i 96,7 milioni di euro con oltre 98.600 tonnellate di pasta prodotta, in crescita del 6,3% rispetto all’anno precedente, 46,4 milioni di euro sono stati generati dal mercato domestico (+10.7% sul 2009), mentre le vendite sui mercati esteri, che hanno raggiunto le 66.600 tonnellate, sono state pari a 50,3 milioni di euro (+2,5%). E l’andamento della prima parte del 2011 lascia intendere che questi numeri importanti saranno confermati anche quest’anno. I segreti di un successo di dimensioni planetarie? Qualità ed esperienza, certo, ma anche flessibilità delle linee produttive, grazie alla quale il Pastificio Garofalo è in grado di produrre su ogni mercato prodotti che, reinterpretando la tradizione partenopea, rispondono al gusto e alle richieste locali attraverso una ricca gamma di formati, diversi fra loro per gusto e consistenza ma accomunati dagli stessi standard qualitativi. Fra le novità più recenti introdotte in Italia, la linea denominata “La Giostra dei Bambini”, composta da prodotti dedicati ai più piccoli, fin dalla delicata fase dello svezzamento.

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Intervista a Emidio Mansi

La pasta non sente la crisi

“Dopo tanti anni passati a lavorare a Milano in grandi multinazionali, l’approdo al Pastificio Garofalo è stato per me una sorta di ritorno alle origini: mio nonno, molto tempo fa, aveva a Gragnano un pastificio che, per dimensioni, era secondo proprio a Garofalo”. Per Emidio Mansi, responsabile commerciale Italia del Pastificio Lucio Garofalo, la pasta è una vera e propria “passione di famiglia”, riscoperta dopo quasi un decennio trascorso fra detersivi, prodotti per l’igiene personale e colle. Laureato all’Università Federico II di Napoli nel 1991, un anno dopo si è trasferito infatti nel capoluogo lombardo con in tasca un master di specializzazione in marketing per iniziare a lavorare nel colosso Henkel, dove ha ricoperto varie posizioni prima di approdare nel 1998 in Bolton. Poi, nel luglio 2001, il ritorno in Campania: “Ho scelto il Pastificio Garofalo perché mi dava la possibilità di costruire un progetto partendo da zero”, spiega Mansi a Stile Italiano. “Una sfida enorme per chi, come me, aveva lavorato in aziende multinazionali, dove ognuno opera a comparti stagni e difficilmente può occuparsi di un progetto nel suo complesso”. La sfida (vinta) era quella di riportare Garofalo fra i marchi di pasta premium leader non solo all’estero, ma anche in Italia.

E oggi? La crisi che sta frenando i consumi sui mercati occidentali si sta facendo sentire anche nel vostro settore?
No. La pasta è quasi un ‘prodotto rifugio’: economico, nutriente e saporito. Tanto che i consumi, nei periodi di crisi, tendono ad aumentare anziché a diminuire. E questo vale anche per un prodotto premium come quello di Garofalo: un ‘lusso’ che le famiglie possono continuare a permettersi.

Questo significa che, in generale, le aziende italiane possono reagire alla crisi posizionandosi sul mercato dei prodotti premium nei rispettivi settori?
Non necessariamente: questo porterebbe a chiudersi in una nicchia. Piuttosto, credo che si debba offrire il prodotto migliore in relazione alle possibilità del mercato. Ad esempio nel caso della pasta, che è composta di sola semola, la materia prima incide sul 90% del costo del prodotto: cambiando la materia prima, ma lavorandola con la medesima maestria, posso ottenere prodotti di diversi livelli, ma che rappresentino sempre e comunque l’eccellenza per ogni livello. Il segreto sta quindi nel valutare quale sia il prodotto migliore che si possa offrire rispetto alla capacità di spesa dei consumatori nei diversi mercati.


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