Papa: Nel momento del dolore e della malattia non siamo soli

Papa: Nel momento del dolore e della malattia non siamo soliUdienza del mercoledì sul Sacramento dell’Unzione degli infermi: “Non è un tabù”, ma Gesù che si fa vicino.

“È bello sapere che nel momento del dolore e della malattia noi non siamo soli: il sacerdote e coloro che sono presenti durante l’Unzione degli infermi rappresentano infatti tutta la comunità cristiana che, come un unico corpo, con Gesù, si stringe attorno a chi soffre e ai familiari, alimentando in essi la fede e la speranza, e sostenendoli con la preghiera e il calore fraterno”. Lo ha detto Papa Francesco nell’udienza del mercoledì dinanzi a 50 mila fedeli. Il Pontefice oggi ha parlato del Sacramento dell’Unzione degli infermi, che in passato veniva chiamato “Estrema unzione”, perché era inteso come conforto spirituale nell’imminenza della morte. “Parlare invece di ‘Unzione degli infermi’ – ha affermato il Santo Padre – ci aiuta ad allargare lo sguardo all’esperienza della malattia e della sofferenza, nell’orizzonte della misericordia di Dio”. “C’è un’icona biblica – ha continuato – che esprime in tutta la sua profondità il mistero che traspare nell’Unzione degli infermi: è la parabola del ‘buon samaritano’, nel Vangelo di Luca. Ogni volta che celebriamo tale Sacramento, il Signore Gesù, nella persona del sacerdote, si fa vicino a chi soffre ed è gravemente malato, o anziano”. L’albergatore che si prende cura dell’uomo sofferente, ha osservato il vescovo di Roma, è “la Chiesa, la comunità cristiana, siamo noi, ai quali ogni giorno il Signore Gesù affida coloro che sono afflitti, nel corpo e nello spirito, perché possiamo continuare a riversare su di loro, senza misura, tutta la sua misericordia e la sua salvezza”.

Il Papa ha poi evidenziato come Gesù abbia insegnato “ai suoi discepoli ad avere la sua stessa predilezione per i malati e per i sofferenti e ha trasmesso loro la capacità e il compito di continuare ad elargire nel suo nome e secondo il suo cuore sollievo e pace, attraverso la grazia speciale di tale Sacramento. Questo però non ci deve fare scadere nella ricerca ossessiva del miracolo o nella presunzione di poter ottenere sempre e comunque la guarigione. Ma, è la sicurezza della vicinanza di Gesù al malato, anche all’anziano, perché ogni anziano, ogni persona di oltre 65 anni può ricevere questo Sacramento: è Gesù che si avvicina”. Il successore di Pietro ha aggiunto: “C’è un po’ l’idea che, quando c’è un ammalato e viene il sacerdote, dopo di lui arrivano le pompe funebri: e quello non è vero! Il sacerdote viene per aiutare il malato o l’anziano. Per questo è tanto importante la visita dei sacerdoti ai malati. Chiamarlo: ‘Ah, un malato, venga, gli dia l’unzione, lo benedica’: perché è Gesù che arriva per sollevarlo, per dargli forza, per dargli speranza, per aiutarlo. Anche per perdonargli i peccati. E questo è bellissimo!”. “E non pensiate che questo sia un tabù”, ha sottolineato. “Il conforto più grande – ha concluso il Pontefice – deriva dal fatto che a rendersi presente nel Sacramento è lo stesso Signore Gesù, che ci prende per mano, ci accarezza come faceva con i malati, Lui, e ci ricorda che ormai gli apparteniamo e che nulla, neppure il male e la morte, potrà mai separarci da Lui”.

Don Aldo Buonaiuto


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