Nuova tassa sui cellulari? No, mazzata equo compenso

Nuova tassa sui cellulari? No, mazzata equo compensoIeri il CorSera ha svelato le presunte nuove tariffe dell’equo compenso. Le cifre sono altissime. Il ministero sostiene che sono infondate.

In Rete da ieri si parla di una nuova tassa sui telefonini. La responsabilità è del Corriere della Sera, che nel tardo pomeriggio ha pubblicato online un articolo su un presunto nuovo balzello – in verità titolo e attacco della notizia. È bastato questo per accendere gli animi dei lettori e alimentare un flame nazionale che ha costretto il Ministero dei Beni, Attività culturali e Turismo a precisare.

In pratica il quotidiano milanese è entrato in possesso del piano di rimodulazione dell’equo compenso. Ovvero il contributo da far pagare ai produttori e distributori di dispositivi elettronici capaci di riprodurre o registrare contenuti digitali. Il prelievo dovrebbe ricompensare i detentori di copyright per le copie private effettuate dai consumatori.

Com’è risaputo a dicembre il Ministro dei Beni e delle Attività Culturali aveva firmato un decreto per adeguare i parametri dell’equo compenso alla media europea. In verità poi si è scoperto che “l’adeguamento” era stato suggerito dalla SIAE, e quando la vicenda è balzata all’onore delle cronache (per pudore) tutto è stato congelato. Il Ministro Bray si è visto costretto ad approfondire l’argomento e ha dichiarato pubblicamente che sarebbe stata avviata un’indagine conoscitiva sul mercato. Per altro prevedendo il coinvolgimento di tutte le parti in causa: dall’industria alle associazioni dei consumatori.

La tabella diffusa dal Corsera rimane comunque raccapricciante, perché indica un esborso di 6,34 euro sugli smartphone (ora è a 0,50 euro) e fino a 40 euro per i decoder con memoria interna da 400 GB. Tra rincaro della tassa e IVA al 22% persino un poeta del dolce stil novo la definirebbe una “mazzata”.

La tabella del pianto

“Le ipotetiche tariffe pubblicate in merito agli aumenti di costo sono infondate”, ha commentato il Ministero. “[…] è quella relativa all’equo compenso per i produttori di contenuti, regolata attraverso decreto ministeriale, in attuazione di una norma vincolante europea che impone rinnovi triennali. Il precedente decreto del 2009 è già scaduto e il ministro Massimo Bray sta lavorando a una soluzione condivisa, nel rispetto e nella difesa del valore del diritto d’autore, ascoltando tutte le categorie interessate per raggiungere una decisione equilibrata nell’interesse degli autori, dei produttori di smartphone e tablet e, soprattutto, dei cittadini fruitori degli stessi”.

C’è da credere che negli uffici di Bray qualcuno abbia sbuffato. “Uffa, ora tocca abbassare. E chi li sente quelli della SIAE adesso”.

Fonte: Il Corriere della Sera


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