“If only for a second”: come restituire spensieratezza ai malati di cancro

"If only for a second": come restituire spensieratezza ai malati di cancroUna fondazione belga ha coinvolto 20 malati facendo loro assumere, grazie a truccatori e parrucchieri professionisti, l’aspetto che avevano prima della malattia. Il risultato è in un video che in rete sta diventando virale: 12 milioni di visualizzazioni in una settimana.

ROMA – “Sai cosa mi manca di più? La spensieratezza”. Da questa frase, pronunciata da una persona malata di cancro, è nata l’idea del progetto “If only for a second”, della fondazione belga Mimi Foundation, che si occupa di offrire sostegno psicologico, aiuto e conforto alle persone che si ammalano di cancro. Il 17 giugno di quest’anno la Mimi Foundation, in collaborazione con Leo Burnett France, ha invitato 20 persone ammalate a vivere quest’esperienza: un gruppo di truccatori e parrucchieri professionisti li avrebbe truccati e avrebbe restituito loro i capelli persi con la chemio, in modo da far loro assumere l’aspetto che avevano prima della malattia, o anche un altra parvenza più fantasiosa, ma comunque sana e con molti capelli. Il tutto, a condizione che tenessero gli occhi chiusi e li aprissero soltanto alla fine dell’operazione. Il risultato è in un libro fotografico di Vincent Dixon, che si può acquistare per sostenere questa causa, e in un video diffuso in rete in questi giorni per sensibilizzare le persone alla situazione emotiva che vivono i malati.

Il concept di questo progetto è veramente forte: osservare il momento in cui le persone si guardano per la prima volta, sono felicemente stupite da se stesse, e i loro occhi lasciano trasparire una gioia e una leggerezza molto rari tra i malati di cancro, colpisce anche gli animi più cinici. E’ interessante, come ha affermato la prof. Giovanna Cosenza, docente di semiotica presso l’Università di Bologna: “che per restituire “anche un solo secondo” di spensieratezza si sia fatto ricorso alla manipolazione dell’aspetto fisico. [...] Per comunicare il suo lavoro in uno spot, il corpo è sembrato – a Mimi Foundation e ai suoi comunicatori – il mezzo più potente. Il che ci dice molte cose sul mezzo pubblicitario, ovviamente. Ma anche sulla società in cui viviamo”.

Di Elisa Manici


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