Ex militari, disabili ma sportivi entusiasti

Ex militari, disabili ma sportivi entusiastiFrutto della lettera d’intenti firmata tra Cip e Ministero della Difesa, tesa a favorire l’avviamento allo sport del personale ferito in missione di pace all’estero, la riconquista del benessere e della massima autonomia attraverso lo sport paralimpico di chi è diventato disabile prestando onorato servizio.

ROMA – Non sarà più una ferita insanabile e ghettizzante, la fine di una vita eroica al servizio della pace, la disabilità riporta sui fronti di guerra dai militari del contingente italiano. Da oggi, è una realtà l’Accordo tra Ministero della Difesa e Comitato paralimpico, sancito dalla firma congiunta da parte del ministro Mario Mauro e del presidente Cip Luca Pancalli su una lettera d’intenti, lo scorso 3 dicembre a Palazzo Esercito.

Oltre all’apertura di un apposito Ufficio per lo Sport all’interno del Ministero, l’accordo consiste nel sostegno attivo al personale ex militare con una disabilità all’avviamento alla pratica sportiva, e si concretizzerà con la messa a disposizione, da parte del Ministero della Difesa, di personale, mezzi e infrastrutture militari. Le operazioni di sostegno saranno articolate in tre fasi: post traumatica e riabilitativa, di avviamento allo sport e agonistica.

Pasquale Barriera, reduce da una missione ISAF nel ruolo di capo-nucleo della divisione trasporti, parla di una rinascita che vorrebbe diventasse il nuovo inizio di tanti colleghi nella stessa condizione: “La mia riabilitazione dopo l’incidente – dice-, è cominciata con il nuoto, che poi è quello che facevo prima, e mi è stato proposto nel centro di riabilitazione, come anche la scherma, il tennistavolo, la pallacanestro. Io alla fine ho scelto il nuoto, uno sport individuale che mi rispecchia maggiormente rispetto agli sport di squadra. Ma mi sto dedicando anche al tiro a segno, un’attività che svolgevo anche in servizio. Se penso all’idea di diventare un atleta? Diciamo che lottiamo con l’età, ma senz’altro questa è un’attività che aiuta me e aiuterà tutti i miei colleghi nell’affrontare questa nuova vita. Se esistono delle statistiche? Che io sappia, al momento i database sono molto datati, sicuramente l’apertura dell’Ufficio Sport porterà in luce le ultime statistiche, offrirà un quadro più preciso di quanti militari riportano una disabilità durante il servizio”.

Così racconta la sua fortunata esperienza Simone Careddu, dell’8° reggimento, 22a Compagnia. Lui è finito nel roster di una squadra di serie B di basket in carrozzina, una grande passione: “Io sono reduce da una missione in Afghanistan nel 2009 – racconta-. Ho sempre fatto sport, ma mai in versione agonistica, solo militare. Facevo corsa, trekking, climbing, addestramento comune, scarico. In Afghanistan ero in un plotone di ricognizione. In riabilitazione, inizialmente facevo nuoto, poi diventato un po’ più autonomo, spaziavo, curiosavo un po’ dappertutto. Ho praticato tiro con l’arco. A distanza di tempo, ho trovato due sport che mi appassionano: il basket, un gioco divertente, dinamico, giochi con altri, ti misuri con la palla, poi c’è l’handbike, l’alternativa alla corsa che amavo fare prima. Dico sempre, scherzando, tutte le decisioni più importanti della mia vita le ho prese non di fretta, ma di corsa. Però, se proprio devo scegliere con il cuore, dico il basket in carrozzina”.

Fonte CIP


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